[ VUOI SAPERE QUALCOSA IN PIU’ SU DI ME? LEGGI LA MIA INTERVISTA SU “PANORAMA DI NOVI”

Venerdì scorso è stata pubblicata una bellissima intervista che mi ha fatto il settimanale locale “Panorama di Novi”. 

Ho pensato potesse interessarti conoscere qualcosa in più su di me, sul mio rapporto con le piante e sulla mia attività e, visto che il giornale non è reperibile online, ho pensato di trascrivere qui l’intervista integrale.

[ SIMONA BORGIA: UN PASSATO DA DJ, UN PRESENTE DA FIORISTA, IL FUTURO NEL VOLONTARIATO ] 

È stata nonna Gemma a ispirare il nome del negozio di fiori di Renata Bruno e Simona Borgia, rispettivamente la figlia e la nipote.
Ha trasmesso loro la passione per le piante e per la composizione, dandole la motivazione per rilevare l’attività al numero 77 del Viale della Rimembranza. 
Gemma Fiori oggi è una realtà attiva da 5 anni che si occupa, oltre alla vendita, dell’aspetto ornamentale e decorativo delle composizioni floreali. 
Da quest’anno Simona Borgia ha inoltre attivato una curiosa iniziativa dal nome “Adotta una pianta” coinvolgendo direttamente i ragazzi dell’Anffas.

– Simona, hai sempre avuto il pollice verde?

«La passione per i fiori, e in generale per la parte decorativa, compositiva, l’ho sempre avuta. Ma in
realtà prima del negozio il mio mondo era la musica. Durante l’università ho scoperto i giradischi, e da
ventenne mi sono trovata a fare la dj in un genere all’epoca di nicchia, il reggae. Devo dire che il
periodo era quello giusto: non erano molte le dj in circolazione, e anche grazie a questo ho suonato per
anni in grandi palchi italiani ed europei».

– Quindi l’apertura del negozio non era esattamente prevista…

«No, è stata una combinazione di fattori, una congiuntura se vogliamo. Un giorno, mentre ero in tournèe con Dj Gruff [uno tra i più importanti della scena hip hop italiana, NdR], ho ricevuto una telefonata da mia madre, che mi disse: “Perché non apriamo un negozio di fiori?”. 
Questo accadde 5 anni fa, in un momento di stallo lavorativo che cominciava a pesare, così le risposi: “Perché no?”. È come se il destino ci avesse voluto fare un regalo di natale, perché quel 26 dicembre la scritta sul
negozio, inattivo da tempo, si era trasformata da “chiuso” in “vendesi”».

– Dai piatti da dj ai vasi dei fiori. Si dice, in effetti, che alle piante giovi ascoltare musica.

«Sì, infatti hanno una connessione con tutto ciò che è vibrazione. Come un bambino piccolo, o un cucciolo, riesce a percepire un cambiamento d’umore anche se non comprende a pieno ciò che sta
succedendo, lo stesso accade per le piante. Loro risentono sì delle vibrazioni della musica (sono convinta, ad esempio, che la rosa abbia un’anima punk) ma soprattutto sono sensibili all’ambiente emotivo, ai tuoi sentimenti.
Se una canzone mi rilassa anche a loro fa bene. Sono esseri viventi.»

– Però questo non basta per passare da dj a fiorista…

«Assolutamente no! Ho scoperto un lavoro che non mi aspettavo, estremamente faticoso e nel quale non si smette mai di imparare.
Prima dell’apertura ho frequentato un corso, e il primo anno l’ho vissuto
molto “scolasticamente”, cercando di perfezionare le composizioni.
Poi ho iniziato ad “adottare”, quindi a portare a casa e a curare, le piante che non potevo tenere in negozio perché sfiorite. In quel
momento è come se avessero cambiato meccanismo di comunicazione verso di me: ho cominciato a notare più dettagli, ad accorgermi coscientemente della loro condizione. Complici alcune letture, mi
sono interessata alla psicologia verde (ovvero i benefici fisici che si traggono dal contatto con la natura) e alle sinergie in vaso e in orto».

– C’è qualche libro che ti ha colpita particolarmente?

«Uno su tutti La vita segreta degli alberi di Peter Wohlleben. Tratta del sistema di comunicazione che utilizzano le piante, come “parlano” con l’ecosistema intorno a loro. Ad esempio, le acacie africane
(delle cui foglie sono ghiotte le giraffe) percepiscono quando vengono attaccate e lentamente riescono a modificare il gusto delle proprie foglie per non essere più appetibili. Il messaggio, inoltre, viene passato
anche alle acacie vicine, costringendo la giraffa a muoversi controvento per trovarne altre commestibili».

– E questi meccanismi funzionano anche per le piante e i fiori in vaso?

<<Sì, anche se naturalmente l’autore fa riferimento a strutture più complesse ed ecosistemi molto diversi.
Ma anche i fiori in vaso hanno le loro esigenze, si deprimono e soffrono per vari motivi, e ciò aiuta a capire i motivi dei decadimenti inspiegabili. Questa nuova visione ha cambiato il valore del negozio per me: quando affido una pianta sto dando qualcosa di prezioso, cerco di fornire consigli utili ai clienti (se sfiorisce non buttatela, magari non è la sua stagione!) e di seguirli anche dopo l’acquisto. Per questo tengo anche un blog (gemmafiorie.it) sulla cura e sulla conoscenza delle piante più diffuse e non solo. È
diventata una missione, che mi ha portato a iniziare la mia bella avventura con l’Anffas».

Quindi è stata tua l’idea di “Adotta una pianta”?

«Anche in questo caso è stata una coincidenza. Mi avevano offerto di partecipare a Novinfiore, ma non sono attrezzata per un contesto ambulante mentre chi partecipa alla manifestazione di solito lo fa come
professionista. Quindi ho tenuto un workshop insieme all’erboristeria La Genziana sugli usi e le sinergie delle piante aromatiche. In quell’occasione mi ha contattato un’operatrice dell’Anfass chiedendomi se i ragazzi avrebbero potuto partecipare. Solo che la lezione, della durata di un’ora, prevedeva una serie di conoscenze specifiche della materia, per cui le ho proposto un’iniziativa ad hoc».

– Sei nuova a esperienze di volontariato?

«Sì, ma era da tempo che cercavo un progetto simile. “Adotta una pianta” ha portato benefici alle mie piante e spero anche i ragazzi che hanno partecipato. Quest’estate ognuno di loro ha adottato la propria
piantina, che abbiamo curato insieme una volta a settimana, e grazie all’aiuto delle assistenti si sono presi cura della manutenzione ordinaria. Avere a che fare col giardinaggio è un modo per convogliare l’energia, e durante il percorso ho notato una grande naturalezza, molta empatia nel comprendere che la pianta è un essere vivente e va trattata con gentilezza. Ora stiamo preparando il materiale per le decorazioni di natale, ma non vedo l’ora che arrivi la primavera per riprendere l’orto all’esterno».

Spero tu abbia trovato l’intervista interessante e che ti abbia fornito nuovi spunti per vedere tutto il bello che le piante ci donano ogni giorno.

Com’è il tuo rapporto con le piante? Hai il “pollice nero” oppure, come me, vivi le piante di casa tua come splendide coinquiline? 
Fammi sapere cosa ne pensi nei commenti!

A presto
Simona

intervista a Simona Borgia su Panorama di Novi 16/11/2018




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